

86. Gli anni del grande terrore.

Da: A. Moscato, Intellettuali e potere in URSS (1917-1991).
Bilancio di una crisi, Milella, Lecce, 1995.

Tra il 1936 e il 1938 il numero delle vittime della repressione
staliniana raggiunse un livello inimmaginabile. L'eliminazione dei
vertici degli organismi politici, di quelli economici e
dell'esercito, e di numerosi scienziati e tecnici si somm ad
arresti, deportazioni ed esecuzioni casuali, non legate a motivi
politici, ma provocate da delazioni per gelosia, vendette
personali, calcoli individuali, che costituiscono un'ulteriore
testimonianza di quanto diffuso fosse il clima di terrore. La
mancanza di dati ufficiali, afferma lo studioso italiano Antonio
Moscato, impedisce una ricostruzione completamente attendibile del
numero delle vittime; quello che risulta con certezza  che la
maggior parte erano intellettuali, dirigenti di partito e alti
funzionari dell'industria e dell'amministrazione pubblica.


L'essenza dello stalinismo non  da ricercare nella quantit di
vittime, che indubbiamente raggiungono livelli inimmaginabili nel
periodo 1936-1938, ma nella premessa indispensabile di quella
strage: la soppressione di qualsiasi possibilit di discussione
politica, di critica, di differenziazione, di libera creativit e
la sostituzione del partito comunista, libera associazione tra chi
sceglieva coscientemente di battersi per un programma, con
un'organizzazione ricalcata sulla Chiesa dei tempi
dell'Inquisizione, vincolata da dogmi tanto pi indiscutibili
quanto pi contrastano con l'esperienza concreta e con la
tradizione marxista.
Senza questa distruzione di ogni traccia di democrazia - in nome
di pericoli interni ed esterni a volte esistenti, a volte
ingigantiti, a volte semplicemente inventati - non sarebbe stata
possibile la liquidazione fisica, in nome del leninismo, della
quasi totalit di quelli che erano i dirigenti del partito al
momento della Rivoluzione d'ottobre. Dei 31 membri del comitato
centrale che diresse la rivoluzione, solo sette morirono di morte
naturale (quasi tutti, esclusi Stalin e la Kollontaj, molto
presto), due furono uccisi dalla controrivoluzione e gli altri
caddero vittime di Stalin. Ancor pi drammatico il conteggio per
quanto riguarda i trentuno membri che si succedettero nei comitati
centrali tra il 1918 e il 1921: i morti per cause naturali sono
otto, uno  ucciso dalla controrivoluzione, diciotto sono vittime
di Stalin. Per quanto riguarda il massimo organo di direzione,
creato nell'ottobre 1917, il politbjuro, esso comprendeva
inizialmente sette membri: Lenin, Trockij, Zinov'ev, Kamenev,
Sokolnikov, Bubnov e Stalin. Di essi, solo Lenin e Stalin sono
morti nel loro letto, gli altri sono stati vittime del terrore
staliniano. Anche considerando i dieci membri che fecero parte del
politbjuro tra il 1918 e il 1923 (Lenin, Stalin, Trockij,
Zinov'ev, Kamenev, Bucharin, Preobrazensikj, Serebriakov, Tomskij
e Rykov) risulta che, tranne i primi due, tutti gli altri sono
stati uccisi da Stalin.
